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Solo a me tra le tante sfighe poteva capitare anche il "burlone-maniaco" che mi chiama alla mattina e alla sera per darmi la buona notte e il buon giorno. La cosa sconcertante è che pare proprio che questo mi spii.
Sta mattina (ore 8:00 di domenica) era già pronto per irrompere: "Buongiorno stellina, ti sei svegliata bene sotto la doccia?".
Oddio santo. Ma perché c'è gente che si innamora ed è ricambiata, o persone che hanno molte storie diverse, o single che se ne stanno in pace e tranquilli e io non faccio altro che "collezionare" persone del genere, al di fuori della mia volontà?
Io ho chiesto espressamente a Dio (nel caso esistesse) che rinuncio a tutto, giuro, rinuncio ad avere l'amore e voglio stare tranquilla e basta, da sola.
Dopo Davide mi sono davvero piegata in due, è un miracolo che ora sono qui, è un miracolo che non ho mollato nulla, nè città nè università nè altro per lui. Sarebbe stata la cavolata più grande dopo pensare di poter stare insieme, dopo credere di essermi innamorata di lui. In effetti così era, ma dovevo valutare quanto non fosse giusto per me. Ma io, da brava innamorata persa, completamente cieca.
Quella storia me la perdono, anche se a volte ritorna tra i ricordi e fa male. Ed è un colpo tutte le volte. Il primo cavolo, il primo.
Il resto per me non ha nessuna importanza, non mi sono più innamorata. Ho conosciuto persone nuove ma non è mai successo nulla. E va bene così, meglio essere convinti piuttosto che fare "tanto per...".
Ora però è il turno di questo che chissà chi è.
Dio davvero io rinuncio a tutto e lo dico ora, un po' mi viene da piangere ma se ho la salute sto bene da sola. Basta avere massima tranquillità.
Dopo che sono stata trattata come una scema, come una cretina da Davide, calpestata, usata, gettata e presa ancora in giro, non me la sento davvero più di nulla, sul serio.
Anche un ragazzo che apparentemente potrebbe piacermi, mi dà mille problemi se-nel pensiero- lo relaziono a me e alla mia paura di legarmi e di raccontarmi nel profondo a qualcuno. Non credo di esserne ancora capace.
Oggi vaffanculo, ho mangiato 3 mele. E basta. E il mio metabolismo è così sotto sopra che non sono dimagrita praticamente un etto dalle intemperanze di ieri. Sono stufa anche di quello, stufa.
Sono alta 1 e 74 cm, peso 57,5 kg e sono abbastanza bruttina.
Niente di nuovo sotto il sole. FUCK.
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sono una CRETINA.
Anche con 35° mi riesco ad abbuffare... complimenti!
Fa caldo, sono uscita a fare la spesa, in realtà non dovevo andare a fare la spesa, doveva essere un altro giro.
E mi sono abbuffata. Ho comprato formaggio, prosciutto, pane, gelati... di tutto. E ho mangiato quasi tutto.
Il resto l'ho messo nella spazzatura, così non ci penso più. Non è neanche giusto che io spenda soldi (sebbene non siano molti) per il cibo e poi lo butti. A parte che giuro, lo faccio per il mio bene perché io e il cibo non sappiamo convivere e avrei divorato ancora di più. (Ho già divorato abbastanza).
E così peso 3 kg in più di quelli che vorrei pesare e ho paura sia l'inizio della fine, della disfatta.
Bene bene... almeno un 4 giorni senza mangiare per riprendermi da tutti questi sbagli sovrapposti.
D'altronde... sì, faccio fatica perché sto tentando di preparare un esame e quindi mi "immagino" di dover mangiare, e così poi vado sempre a mangiare.
Ma con questo caldo potrei farne a meno, eccome! Non so cosa voglia dire stare 4 giorni senza toccare cibo, l'ho fatto solo a settembre dove per due settimane non ho mangiato causa Davide, e ho visto che sono scesa di tono abbastanza. Anche se sono una ragazza forte, niente mi può scalfire più di tanto, a parte me stessa.
Non mi sono neanche mossa. E lunedì da quello che ho capito è meglio che non mi muova, forse c'è Chiara in giro e io non ho detto nulla a nessuno.
Vorrei essere libera e andarmene. E non dover neanche partire per Lione il 19 agosto, ma andare al mare per i cavoli miei. E il Portogallo...chissà come sarà, chissà cosa mi aspetta. Non ho proprio idea. Devo mettermi in costume e mi sono detta che se per quella data peso 55 kg è buona cosa. Insomma, 3 kg meno di ora. Non sarà facile ma non richiedo uno sforzo ineccepibile.
Ho capito che è meglio rimanere sola. Che tanto nessuno mi cerca e tanto, per il mio carattere, va bene così. Credo che sarò non equilibrata con il cibo a vita, sebbene la cosa con gli anni possa andare mitigandosi.
Non pretenderei che nessuno stia a seguire il mio poco equilibrio. Ho poco da offrire di per me e ci manca che qualcuno si deve pure subire tutta la mia irregolarità. Questo lo so bene.
Ma perché ho comprato tutte quelle cose da mangiare? Non potevo comprare SOLO frutta e bibite? Io non lo so, sinceramente mi lascio sconfortata io per prima. Sono una testa di cazzo. E poi ho il coraggio di chiedermi perchè sono sola. Tutto quello che ho, l'ho voluto io, io e soltanto io.
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Non so neanche come si scriva "preziosa".
Preziosa come vorrei essere io e non sono.
P R E Z I O S A. Così preziosa.
Non ripeto cosa ho fatto oggi. Le solite cose. Le solite inutili cose.
Ho un po' di paura. Perché ho iniziato a respirare da qualche mese, tornare a chiudere la bocca per restare in apnea a tempo indefinito... non ne ho voglia.
Vorrei urlare, scappare, piangere. Urlare, scappare, piangere. URLARE, SCAPPARE, PIANGERE.
U R L A R E, S C A P P A R E, P I A N G E R E.
Nient'altro? No, per ora nient'altro.
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il tempo fuori volge al temporale e io?
Io resto sul letto con il libro di storia contemporanea. Che disfatta. Ho comprato il libro più lungo pensando che fosse quello giusto e invece dovevo studiare su un altro. Più corto, più agevole. Forse ora l'avrei quasi finito se non avessi "sprecato" tempo con quello che ho preso per prima.
Non ho altro da fare che studiare. E mi pesa.
Sarà il caldo e la voglia (sì, è venuta anche lei) di lasciare Torino e di ritornare nel mio tranquillo paesino di campagna, lasciandomi alle spalle un anno così. Particolare.
E' iniziato tutto con il massimo delle speranze in cuore, è finito in modo opposto, completamente AZZERATA in molte aspirazioni, provando a rimanere combattiva solo per quanto riguarda lo studio e un futuro lavoro, non sempre riuscendoci.
Quando in un giorno mangi solo una granita e bevi un succo di frutta, si fa fatica a studiare. Ieri mi sono un po' abbuffata e non volevo. Voglio smetterla con questo giro, ho una certa età, devo maturare, devo superare tutto questo. Vorrei che il mio corpo e il cibo non fossero due dei miei problemi principali, questa cosa mi fa davvero schifo, mi ripugna, mi umilia. Eppure non riesco a uscirne.
La vita è altro. I problemi sono altri. E... le so le so tutte queste cose, ma al solito, tra "il dire e il fare"...
Intanto riprendo in mano quel libro, di cui non mi ricordo granchè. Lo leggo con fatica, svogliatamente. Ma questo esame lo tento, come tutti gli esami in generale.
Voglio solo finirla in fretta. E cambiare capitolo, anzi, libro, un'altra volta.
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No, ho mangiato pure oggi sfruttando fino all'ultima goccia i soldi che potevo spendere.
Una brioches, un panino e un trancio di pizza. Questa è la mia (cattivissima!!) alimentazione di oggi.
Se avessi soldi comprerei ciliegie e frutta. Ma non ho soldi. Ma non ho una vera casa mia.
Sono stufa, veramente stufa.
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Oggi ho sognato che lui mi contattava. Non succederà mai, certo, è solo roba del mio inconscio mescolata alla caso dal mio cervello.
Mi sono svegliata malinconica. Triste. Camminavo verso l'università con il morale a terra e la voglia di piangere.
Ogni volta penso: "Ma come fai ad essere così? Avresti tutto per stare bene, cerca di tranquillizzarti che il tuo malessere non ha senso e pecchi solo di essere viziata!".
Ma il malumore non passa in così poco.
Sono andata a controllare se avevo soldi nella carta. No, zero soldi.
Ho preso da mangiare, mi è venuta l'idea insana di colmare il mio malessere con degli zuccheri. 2 brioches, un gelato, un kebab. Per due giorni (giovedì e venerdì) non mangerò più. Non ho soldi per il cibo e mi sono già "pseudo-abbuffata" con oggi. Non è certo un'alimentazione da 30° quella che ho tenuto in questa giornata. Mi devo giusto "depurare".
Le "pseudo-abbuffate" (non mi abbuffo più da un anno e passa, non credo che ritorni a farlo, mi sembrerebbe stupido) non hanno senso. Sarebbe meglio evitare e mangiare poco tutti i giorni.
La mia tristezza mi ha portata a questo. Nel pomeriggio il mio umore si è ricolorato. Non mi verrebbe più da piangere per il mio sbaglio passato, per lui, per una sensazione in generale.
Penso a chi avrebbe realmente il diritto di piangere. Ed è più forte di me perchè non ignora, come faccio io, il valore della vita e della persona. Io sono accecata da troppe cazzate per accorgermene, anche se ho sentore che tutto ciò che non vedo, c'è. Sarebbe meglio ricercare tutto quelle cose che inseguire il mio malumore. Ma sono nata in questa situazione, con questa famiglia, in questo Paese, con certe condizioni di vita e relativi problemi.
Non posso neanche pretendere di essere così superiore da distaccarmi sempre dal "qui ed ora" per vedere tutto da una prospettiva alta e onnicomprensiva. Sono un essere umano, cazzo.
La "grazia" a me, non ha proprio toccato. O forse, non mi voglio fare toccare, non lo so.
Io vorrei lui. Vorrei parlare con lui. Vorrei che non mi evitasse e non mi avesse cancellato dalla sua vita come se avessi addosso la peste. Vorrei avere giustizia per me.
Tutto qui.
Ma se si sbaglia, la punizione arriva. E con me, la vita è sempre stata puntuale e giusta. Non mi ha mai fatto mancare la pena dopo l'errore. Da qui, ho capito milioni e milioni di cose. Vorrei solo permettermi di essere ancora LEGGERA, e non tendente al "grave", come sono ora.
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Quando Davide mi usò per poi sparire (io lo amavo e non pensavo a questo, soprattutto dopo tutte le belle parole che aveva sprecato per me nel corso di mesi), trovandomi in una città nuova, sola, a dover ripartire da zero senza nessun punto fermo, lasciai che il cibo passasse in secondo piano.
In realtà non mi impegnai affatto per non mangiare, me ne accorsi solo qualche settimana dopo che persi 5 chili senza fatica.
La mattina di quel primo venerdì pazzesco, una volta accompagnato lui via, mi sedetti davanti alla mia scrivania. Era l'una passata del pomeriggio. Avevo passato la giornata precedente praticamente senza cibo, troppo presa dalle troppe novità del cambiamento (università da intraprendere, nuova sistemazione, nuove conoscenze).
"Agnese, dovresti mangiare qualcosa". Il mio buon senso aveva ragione, cercai di ascoltarlo. Presi delle mele che avevo comprato il pomeriggio prima, iniziai a sbucciarne una. Al primo spicchio, già mi sentivo piena. Alla prima metà pienissima. Forse avanzai l'altra metà.
E non perchè io fossi abituata a mangiare così poco senza sentire la fame, affatto. In condizioni normali avrei sbranato quella mela e decine di altre cose. No. Il cibo non riempiva nulla. Avevo appena fatto l'amore con il ragazzo che amavo, era stato un avvenimento folle e improvviso. Imprevisto. Sentivo nell'aria che qualcosa iniziava a cambiare, che quel punto era un "non ritorno" e l'inizio di una fase complicata.
Ero piena di pensieri. Mangiare non mi serviva, non lo sentivo, non faceva parte di me e delle mie esigenze. Mi sembrava qualcosa di assolutamente inutile e fuori da ogni necessità. Ero presa da ALTRO.
Quando lui non mi chiamò per tutto il pomeriggio, e poi per il giorno dopo e poi per quello seguente (insomma, quando iniziai a capire le cose, la persona e i fatti dal punto di vista della verità), mi sentii morire. E la vecchia Agnese era morta. Era morta davvero. Spariva lei, i mesi passati a pensare a lui come dell'unica ancora di salvezza che potevo avere e a cui aggrapparmi, i sospiri, i sogni, le illusioni-quelle più dolci-, le pagine scritte per lui, le mie parole, le mie insicurezze, i miei tentennamenti, le mie emozioni, le sensazioni. Mesi e mesi di SBAGLI. Mesi e mesi di non verità.
Agnese, quella vecchia, moriva proprio in quell'istante.
Non sono cose che si sanano. Lo speravo che tutto sarebbe passato col tempo. Ma ho sprecato davvero una quantità enorme di energie nei suoi confronti, due anni di sentimenti. Due anni di me. Avevo preso il meglio della mia anima e avevo cercato di mostrarglielo. Io pensavo che lui apprezzasse come diceva. Mah... Avevo capito di aver avuto a che fare con la persona sbagliata. Non era l'anima affine alla mia, era solo uno sconosciuto che non avevo capito e che avevo dipinto come mi "serviva" per stare meglio, per alzare il viso dal fango e per scappare via.
Amo Torino, ma sotto sotto in quei giorni la odiai. Che ci facevo in quella città, ora? Volevo fuggire, scappare, dimenticarmi tutto e azzerare la mia vita in modo puro. Trasferirmi in una città che niente avesse a che fare con me e i miei precedenti sbagli.
Ma non era possibile. Apparentemente avevo tutto per iniziare la mia nuova vita. Mi sentivo in trappola. Quella gabbia me l'ero costruita io con le mie stesse mani da un anno a quella parte, essendo ignara di tutto.
Questo peso resta nella mia memoria, ho capito che alcuni massi che ci portiamo sulle spalle non si levano, ci caricano e basta. Sono le nostre consapevolezze più profonde, conquistate a fatica, con l'esperienza e con il dolore.
Sono passati mesi. Ci sono state notti assurde, in cui lo aspettavo nel mio letto, nella mia piccola stanzetta universitaria. Mi svegliavo nel corso della notte sperando di leggere un suo messaggio sul cellulare. Tranne una volta, non arrivò mai nulla.
Quella volta non so perché lo fece... ma probabilmente gli erano passati per la testa momentanei sensi di colpa, per il resto il suo fu silenzio e indifferenza. Il mio dolore, orgoglio, dignità feriti. Provai a raccimolare per me stessa elementi per capire con che razza di persona avevo avuto a che fare per mesi. Capii che di tutto il male che potessi pensare, lui c'era in mezzo.
Questo fatto mi diede la rassegnazione per deglutire, poco a poco, il mio sbaglio. Non passerà mai nell'oblio, ma mi farà-piano piano- tornare a vivere normalmente.
Poco a poco anche il mio stomaco iniziò a riaprirsi.
Ora sono AZZERATA. Non penso più a nulla, non ho speranze, se ci penso lo disprezzo. Vedo i miei errori e cerco di perdonarmi, e tento di prendere tutto ciò che di bello mi resta. (E comunque, è tanto). br>
Oggi avevo voglia di scrivere. Mi sono abbuffata, ho paura di ritornare a pesare 10 kg in più come l'anno scorso, dove le abbuffate erano all'ordine del giorno, erano il mio personale equilibrio squilibrato.
Spero di riuscire a raggiungere la serenità dal lato cibo e corpo. Sono un po' stanca di sopportarmi, ma la via della stabilità mi sfugge, non riesco a trovarla dentro me stessa, o perlomeno, a perseguirla a lungo.
Oggi mi sono abbuffata e mi sento di essermi rimpossessata di pezzi di quell'Agnese che, dopo quel venerdì notte, era fuggita. Aveva lasciato il mio corpo e se ne era andata via, a contemplare la morte della mia vecchia vita, delle mie vecchie illusioni, delle mie speranze tutto sommato migliori.
Sta ritornando, la accolgo con piacere. Da un lato mi fa paura per il disequilibrio che può portare. Finchè non avevo l'amore mi abbuffavo con leggerezza. Contavo solo io e anche se ero un MOSTRO, dovevo rendere conto solo a me stessa, alla mia solitudine. Non voglio ritornare in quello stato di chiusura. Io voglio VIVERE, voglio sentire la libertà di me stessa come ho imparato a fare in questi mesi a Torino.
Spero di coniugare le due persone con cui ho a che fare. L'essenza di Agnese e Agnese adulta e più consapevole, quella che è nata dopo quella notte.
Ho bisogno di LUI. Il problema è che LUI non esiste. Ma io ho bisogno di LUI, dell'amore che mi fa stare bene. Ho bisogno di stare, di abbracciarlo, di parlargli, di ridere, di guardare il cielo alle 8 di sera che colora Piazza Vittorio di un'atmosfera dolce e rilassata. Ho bisogno di assaporare la vita con LUI.
Se l'ho immaginato così forte, forse deve esistere. Ma le prove logiche e ontologiche dell'esistenza di qualcuno non portano a niente. Per ora la vita mi parla di me, e basta. E forse questo è segno di stare ad ascoltarla, tutto qui.
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Kivia non è nè anoressica nè bulimica. E' puro disequilibrio.
Kivia si era innamorata. Ora è innamorata.
Quel ragazzo ha fatto l'amore con lei due volte, poi è sparito. E non le ha neanche più chiesto "come va?".
E Kivia, a questa eventualità, proprio non pensava...
Probabilmente, di lui, non ha capito nulla. Altrimenti, con un'anima del genere, mai si sarebbe lasciata andare, mai se ne sarebbe innamorata. L'avrebbe disprezzata e rifuggita da subito.
Povera Kivia, infondo, quando tutto è iniziato, era piuttosto giovane: 18-19 anni.
E' ancora il tempo degli sbagli, grazie al cielo.
Kivia ora ha 20 anni (pochi).
Vive a Torino.
Studia filosofia.
Conosce la sua libertà e la ama.
Vede la sua fortuna e il cuore si commuove.
Pensa al suo passato e un po' si intristisce.
Kivia legge Nietzsche e le sta simpatico. Studia il pensiero degli altri sperando di ritrovarci qualcosa di suo.
Ed è così.
Ama la vita, le colline la domenica mattina che si affacciano sul Po, le piazze e gli ampi spazi.
Ama i nuovi sorrisi, i nuovi volti. Le nuove lentiggini, gli occhi chiari e scuri che la strada le ha messo davanti.
Per ognuno, si ferma, parla, contempla, osserva. E sorride.
Kivia quando si ubriaca, ora, ride.
Ride perché dentro c'è felicità pronta a traboccare.
Ride perché è libera.
Ride perché ha tutto.
Non l'amore, non l'equilibrio.
Ma va bene anche così.
Kivia aspetterà ancora qualche tempo il suo ritorno, anche se non dovrebbe. Aspetta che quella persona che aveva nel cuore si materializzi nella sua vita. Se non lui, un'altra persona che prenda vita dai suoi pensieri d'amore.
Kivia a volte non mangia, si pesa, è stata di tutte le taglie.
Ma nessuna di queste andava bene.
Kivia è stanca, Kivia è isterica.
Kivia è lei.
Solo qualche anno dopo.
Solo con due o tre consapevolezze in più. Pesanti. Importanti.
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So di non essere un bello spettacolo. Diafana e scialba, ossuta.
Ma che ci posso fare?
Pensavo di essermi innamorata, lui ci ha anche provato, ma non può certo accontentarsi di me. Lui sognava ALTRO.
Mi dispiace non essere quell'altro, e non essere in grado di dare certe cose.
Io navigo tra altri mari, in altri pensieri. Io ho perso tempo per lui, ho pianto per lui, ho scritto, sognato, immaginato, mi sono preoccupata, ho speso parole, ho gridato sottovoce, ho preso treni, ho cambiato città.
Per lui. E neanche lo sa, infondo.
In ciò che credo investo sempre troppo. E ora mi ritrovo in una città non mia, in origine scelta per lui, ora la devo fare mia e mia soltanto.
Devo pensare di essermi sbagliata, aver fatto la figura della bambina, e andarmente.
Non voglio più nè vedere nè sentire altro.
Mi ero innamorata ma non ti amo. Se non si capisce la differenza, è perchè non si sono mai provate entrambe le cose.
E ora cosa valgo? Non sono altro che uno straccio a fisarmonica da gestire come voglio. Io mi devo bastare.
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56 è il numero della felicità. Do you know?
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Cosa mi manca per essere felice?
Essere Magra.
L'unica soddisfazione che conosco è avere un bel corpo.
Senza censure o buonismi. Tristemente, una realtà a cui non riesco a fare a meno. Chi non conosce, si astenga.
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